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Fender sbarca a Wall Street: la chitarra di Hendrix quotata per ridurre i debiti

Chiunque conosce il marchio Fender e comunque, anche se non siete appassionati di musica, ognuno di voi avrà ascoltato almeno una nota emessa da una delle chitarre della nota azienda americana.

Oggi vogliamo parlarvi di una svolta epocale: Fender, infatti, sbarca in borsa, alla ricerca di liquidità per far fronte ai debiti.

 

UN’AZIENDA STRAORDINARIA…E NORMALE

 

In fondo, Fender ha avuto una storia normale, diversa dalla storia di tante altre aziende di grandi dimensioni che hanno conosciuto crisi infinite, mille passaggi di proprietà, guerre interne per il potere ecc: fondata nel 1946 da Leo Fender, fu gestita dal fondatore stesso fino agli anni ’60, quando ci fu il primo dei due passaggi di proprietà.

 

 

Nel 1966, infatti, Fender cedette la sua creatura alla CBS per soli 13 milioni di dollari, con l’obiettivo di assicurarle una crescita che solo una multinazionale come Columbia poteva garantire.
Il mercato reagì male, in quanto Columbia venne accusata di pensare solo ai profitti e non alla “creazione di strumenti musicali perfetti”, tuttavia la successiva assunzione di Leo Fender stesso come consulente esterno fece riavvicinare i consumatori all’azienda e alle sue chitarre, che comunque furono suddivise in post e pre-CBS, per indicare gli strumenti prodotti prima del 1965 e ritenuti migliori e più fedeli all’idea Fender.

 

L’azienda ha poi continuato a crescere, inglobando nel suo gruppo industriale numerosi altri marchi, anche fra i più prestigiosi della storia della liuteria americana come Squier, Guild, Gretsch, Jackson o Charvel, producendo ogni giorno più di 2000 strumenti.

 

 

Nel 1985 ci fui poi il secondo cambio di proprietà: Fender Electric Instrument Manufacturing Company fu venduta ai suoi dipendenti: il nome venne cambiato in Fender Musical Instruments Corporation e furono introdotte numerose innovazioni, in controtendenza con la tradizione costruttiva dell’epoca, creando qualcosa di totalmente diverso dagli strumenti ai quali i musicisti erano abituati e credendo in soluzioni che erano state bandite dagli altri marchi storici, come il “gigante” Gibson, come controproducenti.

 

Il resto della storia la conosciamo tutti: Fender divenne un marchio riconosciuto a livello mondiale: è stata “l’arma” di Jimi Hendrix, Eric Clapton e Kurt Cobain; Bruce Springsteen sulla cover di “Born to run”, come su quella dell’ultimo “Wrecking ball”, continua a farsi fotografare in compagnia della sua fida Fender Telecaster.

 

 

LA QUOTAZIONE, I DEBITI E LA CRESCITA

 

L’azienda ha continuato a crescere, a riscontrare il favore dei musicisti e a portare a casa buoni risultati operativi: il 2011 della Fender si è chiuso con un utile di 19 milioni di dollari, le vendite nette sono aumentate del 13%, attestandosi a oltre 700 milioni di dollari, ma il debito è aumentato a 239,6 milioni di dollari a partire dal 2007, quando ci fu l’acquisizione di Kaman Music e di altre aziende minori.

 

Ed è proprio per contrastare questo debito che, in queste settimane, la storica azienda americana sbarca in Borsa con l’obiettivo della quotazione è raccogliere circa 200 milioni di dollari: i primi 100 verranno utilizzati per far fronte a parte del debito esistente; i restanti andranno a coprire spese generali ed ulteriori acquisizioni.
Tutti contenti?

 

Sicuramente il top management dell’azienda tirerà un sospiro di sollievo, ma i fedeli delle chitarre?
Beh, ci sono quelli che sono ancora legati alla figura di Jimi Hendrix, al rock anni ’60 e che vedono nella quotazione in borsa (e nel capitalismo in generale) il nemico da abbattere…ma d’altra parte, anche se inconsapevolmente, sono loro che, continuando a comprare le chitarre Fender (o di aziende controllate) alimentano il capitalismo: la filosofia dell’azienda fondata da Leo Fender è cambiata enormemente rispetto ai gloriosi anni Cinquanta in cui Buddy Holly fece entrare per primo la Stratocaster nell’immaginario rock and roll: di fatto oggi si può parlare di una “multinazionale dello strumento musicale che dà lavoro a una rete di vendita di 13mila persone in giro per 59 Paesi del mondo” e che offre chitarre per tutti i tipi di tasche.

 

 

 

Insomma, la vecchia fabbrica di chitarre, nel corso dei decenni, è cambiata e pure tanto…adesso si appresta a fare il passo più importante per sopravvivere nella giungla economica di oggi.

 

[Via]

Scritto da Emanuele Polimanti il 24 luglio 2012

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