Abbiamo già parlato di Ikea e di come, nonostante la sua “apparente semplicità”, sia arrivato ad essere un brand di successo a livello mondiale.
In particolare, Ikea è entrato nella nostra quotidianità: si tratta di un brand “sempre presente”, come la Rai o una banca o una grande azienda (Eni, Enel ecc.); un marchio su cui i consumatori fanno affidamento: mobili di buona qualità e prezzi contenuti; un marchio “familiare“: in caso di necessità viene quasi naturale dire “andiamo all’Ikea”.
Insomma, un successo planetario che negli ultimi mesi ha subìto un bel refresh, grazie a tre episodi che hanno riportato il marchio Ikea agli onori della cronaca, dopo tanti anni di “successo silenzioso”.
Oggi vogliamo parlarvi di come il colosso svedese abbia spostato parte della produzione di mobili dall’Asia all’Italia, di come stia provando ad entrare nel settore dell’Home Entertainment, della nuova campagna pubblicitaria avviata per l’apertura di un nuovo punto vendita in Sicilia…e delle relative polemiche!
Andiamo con ordine.
DALL’ASIA ALL’ITALIA: UNA STRATEGIA CONTROTENDENZA…CHE FA TENDENZA
C’era una volta la supremazia asiatica: mobili, viti, chiodi, rubinetti, sportelli…tutto, ma proprio tutto veniva fabbricato in Cina (o nei paesi limitrofi).
Già, c’era una volta.
Troppi reclami per difetti di produzione, costi troppo alti per spostare i prodotti finiti nei vari punti vendita ma, soprattutto, l’inarrestabile ascesa del costo del lavoro: +20% negli ultimi anni. Troppo, tanto da spingere i piani alti del colosso svedese a spostare la produzione di alcuni prodotti in Italia, in modo da limare il vantaggio competitivo rispetto alla variabile logistica che, sommata alla capacità di produrre e bene (quasi) a chilometro zero, risparmiando sulle emissioni e l’inquinamento, riesce ad azzerare le controversie legate ai reclami della clientela su prodotti difettosi o inadeguati.
Addio quindi a prodotti difettosi (“una vera e propria piaga“, secondo i dirigenti di Ikea) e benvenuti prodotti creati ad opera d’arte da 24 aziende facenti parti di alcuni distretti piemontesi.
“La qualità dei prodotti e la possibilità di azzerare i costi di spedizione dei prodotti made in Malesia vale molto di più del lavoro più o meno flessibile” , ha dichiarato il CEO di Ikea Italia Lars Petersson, “la verità è che sull’Italia vogliamo investire di più. Stiamo molto attenti alle scelte logistico ambientali e abbiamo scelto questo paese perché abbiamo un’ottima esperienza con i fornitori e la loro qualità: hanno dimostrato di essere molto flessibili sui cambiamenti dei prodotti“.
Una scelta in controtendenza, che da una boccata d’ossigeno alla produzione italiana soprattutto in un momento di crisi e di riduzione drastica delle commesse nel mercato interno: 1 miliardo di euro di investimento, e una ricaduta occupazionale stimabile attorno ai 2.500 posti di lavoro.
Se a questi si sommano i 6.600 dipendenti della rete commerciale e logistica di Ikea in Italia e l’indotto generato dai punti vendita, la ricaduta occupazionale diventa pari a circa 11.000 posti di lavoro.
Una bella spinta per l’economia italiana, una nuova consapevolezza per la produzione manufatturiera piemontese e, soprattutto, un indotto economico non indifferente, che continuerà ad aumentare nei prossimi anni.
IKEA ENTRA NEL MONDO DELL’HOME ENTERTAINMENT: SI APRE L’ERA DI “UPPLEVA”
Il nome non sarà bellissimo, ma Uppleva rappresenta una vera e propria pietra miliare per la storia di Ikea.
Ascoltando le esigenze dei consumatori, che hanno chiesto a gran voce una soluzione “unica” tra televisore, dvd e arredamento da sala, il colosso svedese ha stretto una partnership con la cinese TCL Multimedia per la creazione di una smart tv dal design “Made in Sweden”.
Uppleva è una smart tv a tutti gli effetti, quindi arricchita di applicazioni come YouTube, Vimeo, Facebook ecc; la chiavetta USB da 8GB inclusa permette la registrazione dei programmi tv; lo schermo è un LCD in Alta Definizione.
La tv è accompagnata da un mobile sottostante che, con lo stesso design, contiene un lettore DVD/BluRay e un sistema surround 2.1 con Subwoofer: un prodotto ricco di funzioni che non ha nulla da invidiare ai più blasonati concorrenti (Samsung, Sony ecc), dal prezzo medio di 900€, disponibile in più dimensioni (dai 24 ai 46 pollici).
L’obiettivo di questo lancio è semplice: nascondere cavi, avere un salotto totalmente armonioso senza soluzione di discontinuità tra tv, lettore BluRay e il resto dell’arredamento: un’iniziativa che sta avendo un riscontro positivo, sia in termine di vendite che di recensioni da parte dei consumatori più esigenti.
L’Home Cinema a basso costo, a disposizione di tutti.
L’APERTURA ALLE COPPIE GAY: PUBBLICITà PROVOCATORIE E POLEMICHE CONNESE
…ma come ogni operazione di “refresh” dell’immagine di un marchio, non può assolutamente mancare una pubblicità provocatoria!
Come abbiamo analizzato più volte su BusinessInside, la tattica di molte aziende risponde al principio “che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli“: non sappiamo se la divisione marketing di Ikea e la filosofia aziendale sia effettivamente a favore delle coppie gay, ma fatto sta che l’obiettivo più importante di una campagna pubblicitaria è stato ampiamente raggiunto.
Se ne è parlato, e tanto.
L’occasione è stata l’apertura di un punto vendita a Catania, annunciato in pompa magna da una campagna pubblicitaria che mostra due ragazzi che si tengono per mano con la scritta “Siamo aperti a tutte le famiglie“, con un riferimento molto chiaro al fatto che anche i due uomini rappresentino anch’essi una famiglia.
Ovviamente, quando uscì la campagna pubblicitaria, si levarono polemiche da tutte le parti: Chiesa, associazioni, politici.
Soprattutto questi ultimi (esempio di virtù e purezza dell’anima, sempre cosi attenti ai reali problemi della gente) hanno fatto sentire la loro voce tramite un esponente del PDL che ha dichiarato: “Ikea entra a gamba tesa contro la Costituzione” [...] “l’azienda svedese è libera di rivolgersi a chi vuole e di rivolgere i propri messaggi a chi ritiene opportuno. Ma quel termine ‘famiglie’ è in aperto contrasto contro la nostra legge fondamentale che dice la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio.”
La multinazionale ha replicato nelle parole del responsabile delle relazioni esterne per l’Italia, Valerio Di Bussolo, spiegando che “la Costituzione stabilisce qual è l’oggetto dei diritti, ossia quella fondata sul matrimonio, ma non definisce la famiglia tout court“. Quella citata dall’articolo 29, che riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, “è una delle famiglie“, ha detto.
“Noi abbiamo a che fare con una realtà quotidiana in continua evoluzione, ci sono tipologie di famiglie molto variegate. Ikea quindi completa e aggiunge altre famiglie della realtà domestica, come quelle delle coppie di fatto, dei single, quelle composte da nonni e nonne“. Tutte famiglie, queste, “riconosciute anche dall’Istat“, ha sottolineato Di Bussolo, concludendo che “la campagna è finita e non rinneghiamo quello che abbiamo scritto“.
Tralasciando le polemiche di gente incompetente come i politici, noi non entriamo nel merito della questione “morale” della pubblicità: da bravi appassionati di marketing ci limitiamo a constatare che Ikea ha fatto centro.
Nel giro di pochi mesi, grazie ad Uppleva, allo spostamento della produzione in Italia e alla pubblicità “gay friendly” ha fatto parlare di se sempre e comunque.
E la cosa bella è che chi ha criticato l’azienda svedese, non ha fatto altro che fare il suo gioco!
Ah, il marketing…terreno rischioso per chi non capisce nulla!
Vero, cari politici?
Scritto da Emanuele Polimanti il 4 luglio 2012
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