Shell, da tempo, ha lanciato a livello globale una campagna denominata “Let’s go” che ha come parola chiave “energia”: l’obiettivo è spiegare come sia fondamentale farne un uso efficiente, sicuro, “pulito”, sostenibile e come lo sviluppo tecnologico e l’impegno di tutti possano rendere possibili questi risultati.
Partiamo da un presupposto: tutte le aziende inquinano, nessuna esclusa. E anche se non è necessariamente detto che una petrolifera sia la più inquinante, sicuramente è ciò che invece è percepito dalla popolazione.
Questo per spiegare che nel momento in cui un’azienda petrolifera, da sempre (e quasi per definizione) vista come inquinante e contro lo sviluppo tecnologico ed energetico (che vedrebbe come naturale conseguenza l’eliminazione della dipendenza delle economie dal petrolio, e l’altrettanto conseguente rovina delle compagnie petrolifere), nel momento in cui si muove con iniziative inneggianti alla sostenibilità, al progresso energetico e tecnologico, ad un uso più giusto e sostenibile dell’energia, sa che questo potrebbe ritorcersi contro.
E’ esattamente quello che è successo per questa iniziativa di Shell, per la quale il crowdsourcing (termine che indica un’attività, una iniziativa creata e portata avanti dall’ “intelligenza collettiva” della folla, in inglese crowd) si è rivelato un effetto boomerang a mio parere, facilmente prevedibile.
Stiamo parlando di una delle tante iniziative della major statunitense dedicata alla “liberazione delle risorse artiche” denominata The Arctic e raggiungibile al sito arcticready.com, per la quale la Shell ha deciso di creare un’applicativo web dedicato che, mettendo a disposizione un determinato numero di immagini di sfondo richiamanti il Circolo Polare Artico, permette agli utenti di creare il loro “cartellone” personalizzato sul tema.
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L’obiettivo del gigante petrolifero era quello di sensibilizzare il pubblico sul tema e di dare loro la possibilità di condividere l’attività di Shell contro lo scioglimento dei ghiacciai.
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Ma come già è intuibile dalla Home page dell’iniziativa Social lanciata da Shell, i risultati sono stati alquanto disastrosi. Trovate tutte le immagini create dagli utenti all’indirizzo arcticready.com/social/gallery ma qui ve ne riportiamo qualche esempio significativo.
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Il crowdsourcing è un arma a doppio taglio, bisogna essere molto bravi e, sopratutto, bisogna capire quando è il caso di usarla: i casi di successo di questa tecnica sono talmente tanti che le azienda danno per scontato che lo sia sempre. Ma così non è.
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In questo caso specifico si è data troppa fiducia agli utenti e sinceramente non riesco a capire sulla base di cosa: siamo in un momento dove il prezzo della benzina è alle stelle, dove la popolazione è stanca della dipendenza dal petrolio, dal suo andamento di prezzo, dall’inquinamento che ne deriva; un’azienda petrolifera lancia una campagna contro lo scioglimento dei ghiacciai e l’inquinamento stesso, di cui è attivamente partecipe ovviamente...e si aspettano che gli utenti della rete l’appoggino?!
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Forse una qualche forma di moderazione sarebbe stata utile, ma sarebbe andato contro il principio stesso del “dare parola agli utenti” per far creare a loro i contenuti.
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In sostanza, sarebbe stato meglio evitare!
Scritto da Andrea Moroni il 16 giugno 2012
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